Campagne antiabbandono

abbandonoÈ il periodo, questo. Il momento in cui la tv, facebook, le radio e i giornali parlano di abbandono, promuovono campagne con spot, volantini e quanto di creativo esista. Ma sono davvero efficaci queste campagne?

Io ho l’impressione di no. Perché c’è un errore di fondo, in queste campagne: il target. Cani che soffrono, storie tristi, sguardi commoventi fanno stringere il cuore agli amanti degli animali, a quelli che condividono la loro vita con un peloso piccolo o grande, che non farebbero mai volontariamente male a un senziente. Ma sono davvero loro quelli che abbandonano?

Chi abbandona un animale non ha certo questa sensibilità, e non saranno immagini crude, o severe, o stucchevoli a far cambiare idea. Le campagne antiabbandono servono solo a far stare peggio chi già non abbandonerebbe mai. Un po’ come quei preti che rimproverano i presenti a messa parlando di quanto la gente non ci vada… che senso ha?

La prevenzione dell’abbandono va condotta, secondo me, in altri modi: predisponendo controlli sulla presenza di microchip e facendo valere una legge che è in vigore, sì, ma disattesa sia da chi dovrebbe sottostarvi sia da chi dovrebbe vigilare; incentivando la possibilità di viaggiare con animali al seguito; obbligando per legge ogni città ad aprire una spiaggia e attrezzarla per la presenza di animali da compagnia.

Queste campagne mi sembrano solo un modo di tacitare la coscienza, di dire “ho fatto qualcosa”. Ma in effetti, per incentivare le famiglie e responsabilizzarle alla presenza di animali, mi sembra non si faccia nulla di concreto. Parole, parole, parole.

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