Dati, sì, ma vecchi di cinque anni…

Il Corriere della sera oggi pubblica un articolo con tanto di infografica sul randagismo in Italia, sempre a causa di una notizia tragica, un’aggressione di branco sfociata nel decesso di un anziano nel milanese.

Certo, sarebbe carino che le informazioni fossero aggiornate agli ultimi anni, e non vecchie di cinque. Ha senso discutere con dati rilevati a cura delle associazioni nel lontano 2007? Con il ritmo di cucciolate e abbandoni degli ultimi anni è legittimo stimare che il numero sia più che triplicato, e per rendersene conto basta fare qualche telefonata alle associazioni o anche solo un giretto su Facebook.

Discutere con dei dati così vecchi rischia di fare sottostimare il problema. Problema che si compone sia di nascite su territorio sia di abbandoni da parte dei privati, problema con mille facce e sempre sfuggente.

Incentivazioni alla sterilizzazione, controlli a tappeto, microchippatura estensiva, divieto di importazione di cuccioli e di vendita nei negozi sono battaglie che da anni tutti gli animalisti portano avanti, coscienti delle radici multiple del randagismo. Forse è ora che queste istanze vengano recepite dalle istituzioni, che aprano gli occhi sui numeri attuali e che si mettano a lavoro prima che inizi l’estate, tristemente popolata di cronache dei “branchi”.

È facile piangere, dopo, per le tante vittime, umane e animali. Ma tutto questo si deve e si può evitare.

 

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